• sr. Daniela Del Gaudio delle Suore Francescane

Profezia, prossimità e speranza


Il Congresso dei consacrati è stata un’esperienza veramente mondiale.

E’ la prima cosa che mi ha colpito e che è stata per me motivo di profonda riflessione.

Religiosi provenienti da tutto il mondo, in una festa di colori, hanno testimoniato la ricchezza dei doni profusi dallo Spirito Santo alla Chiesa: giovani, anziani, alcuni seriamente malati, altri sulla sedia a rotelle (ed erano monache di clausura) sono convenuti con tanto entusiasmo per partecipare all’invito del papa, come segno della fraternità universale a cui siamo chiamati. Abbiamo respirato l’universalità della nostra vocazione, senza lasciarci condizionare dalla diversità delle lingue o delle culture.

E questo è stato un primo grande segno della vitalità della vita consacrata oggi.

Mi sono rimaste impresse senza dubbio le relazioni, tutte molto profonde e interessanti, ma molto di più i momenti di preghiera condivisi insieme, in cui da questo maestoso coro, formato da cinquemila voci, si è elevato l’inno di lode al Signore nella sala Nervi con il canto, con l’invocazione, col silenzio contemplativo, che ci hanno fatto vivere il palpito del cuore della vita consacrata: l’unione con Dio.

Infine, desidero ricordare il messaggio del papa sintetizzato in tre parole molto eloquenti: profezia, prossimità e speranza.

E’ andato al fondamento della nostra vita: dalla donazione di tutto il nostro essere, mediante l’obbedienza, siamo configurati a Cristo, immolato al Padre per la salvezza dei fratelli … e il martirio delle sorelle di Madre Teresa ce lo ha insegnato eloquentemente. Questo è il valore della nostra profezie, la cifra del nostro impegno ‘nel’ e ‘per’ il mondo: essere interamente donate a Dio e ai fratelli: a Dio per amare senza limiti e ai fratelli amati in Dio, e perciò siamo prossimo a tutti, vicini e lontani, nella gioia e nell’umiltà di sentirci sorelle e serve, perché madri spirituali. Donne che sanno amare, che sanno sorridere, che sanno donare.

Da qui la testimonianza di speranza, segno per un mondo incupito dall’egoismo e dalla prepotenza.

Noi insegniamo che le relazioni buone sono possibili, se sappiamo spogliarci di noi stessi per abbracciare il prossimo senza pretese.

E penso che questo Congresso ha donato speranza prima a noi, perché abbiamo avuto abbondanti elementi per riflettere su come rinnovare la vita consacrata per essere segno credibile del regno in questo contesto, e anche al mondo, che guarda ai consacrati come persone che possono donare gioia e luce per illuminare il cammino della quotidianità verso mete di salvezza.


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